Ernesto Emanuele, ingegnere, che si definisce “un imprenditore prestato al volontariato”, fondatore delle associazioni Famiglie separate cristiane, Papà separati, Mamma e donne nella separazione, Figli di famiglie separate, è tra i milanesi che riceveranno il prossimo 7 dicembre l’Ambrogino d’oro 2020, la più importante benemerenza civile del capoluogo lombardo.

Non è semplicemente il presidente di una delle tante associazioni che si dedicano alle persone separate. È l’uomo, a sua volta separato, tre figli, che oltre trent’anni fa, ebbe l’intuizione e il coraggio di capire che la condizione delle persone segnate dalla sofferenza della disgregazione familiare, avevano bisogno di ascolto, assistenza, vicinanza, accompagnamento. A quel tempo non c’era nessuno che si occupasse di questa realtà.

Emanuele, consapevole per diretta esperienza della situazione di bisogno determinata dalla solitudine e dal disorientamento vissuto in occasione di una separazione, decise di dedicare tutto sé stesso a questa emergenza, creando il telefono “SOS separati”, attivo 24 / 24 ore e 7/ 7 giorni di ascolto per separati che da trent’anni riceve decine di telefonate ogni giorno. E lo fece dalla posizione più difficile, all’interno della Chiesa, che a quel tempo considerava le persone separate come “marginali” da redimere (e pure peggio perché sino a qualche anno prima i separati risposati erano “pubblici peccatori e concubini”), non certo come parte integrante della comunità cristiana.

Da “papà” dei separati italiani, Emanuele ha condotto in questi decenni tante battaglie civili. Anche grazie all’impegno delle associazioni a lui collegate sono state votate leggi importanti per le persone separate, a cominciare dalla legge sull’affido condiviso, la n.54 del 2006. Dalla metà degli anni ’90 si occupa anche delle famiglie i cui figli sono stati collocati in istituti con motivazioni che non reggono.

Ha vissuto direttamente il primo caso, a Sagliano Micca, finito in tragedia. Poi quello dei Diavoli della bassa modenese, con ancora oggi una decina di bambini strappati alle famiglie. L’anno scorso è stato con le sue associazioni tra gli organizzatori della “fiaccolata di Bibbiano”, (foto allegate) all’indomani dell’inchiesta sugli affidi illeciti della Val d’Enza, che ha portato nel paesino emiliano oltre tremila persone, in maggioranza madri e padri “vittime” di una giustizia minorile che sottrae i figli alle famiglie spesso sulla base di accuse che si rivelano senza fondamento.

Con le sue associazioni è in prima linea anche nella battaglia per rendere più trasparente e più equo il sistema di protezione dei minori fuori famiglia e per la chiusura degli istituti per tutti i minori che hanno una famiglia.